Scudo id Capitan America

Questo potrebbe sembrare il solito articolo su una di quelle malattie rare, ma non è così... vale la pena di leggere l'articolo fino in fondo!!!

Il morbo di k o malattia di k è una patologia identificata da un italiano, il dottor Giovanni Borromeo, durante la seconda guerra mondiale.

Sintomi del morbo di K

La malattia presentava connotati tipici della malattia neurodegenerativa, con sintomi dunque prevalentemente di tipo neurologico, caratterizzati nella fase iniziale da convulsioni e spasmi incontrollati, stati di ansia, mioclonie, disartria ed in alcuni casi demenza; nelle fasi successive potevano evolvere nella paralisi completa degli arti superiori e/o inferiori e, in alcuni casi, molti, potevano portare alla morte per asfissia, per blocco della muscolatura respiratoria. La malattia, secondo il dottor Borromeo aveva una genesi di tipo infettivo: un virus o un batterio era responsabile dell’incipit della patologia.

Un gesto eroico

Il dottor Borromeo, durante la seconda guerra mondiale, creò un padiglione clinico all’interno dell’ospedale in cui lavorava, l’Ospedale Fatebenefratelli all'isola Tiberina, in Roma.

In questo reparto isolato ricoverò sotto falso nome soprattutto ebrei, ma anche polacchi. Raccolse tutti questi malati che, nonostante le cure amorevoli, morivano tutti comunque… per loro fortuna morivano agli occhi dei nazisti, poiché in realtà questi malati di morbo di k, tutti ebrei e polacchi appunto, venivano allontanati da Roma, sottraendosi di fatto ai rastrellamenti nazisti.

Accanto all’ospedale in cui il dottor Borromeo lavorava, una tipografia clandestina produceva documenti falsi che consentivano a questi “malati” di darsi alla macchia con una nuova identità. Quando le SS si presentarono all’ospedale per la rimozione coatta di tutti i malati, identificati come ebrei appunto e destinati ai lager nazisti, il dottor Borromeo non mosse una piega, illustrò la malattia, ne fece vedere gli effetti devastanti, grazie ad una serie di collaboratori/interpreti ingaggiati sul momento e non vi fu uno di quei “soldati” che ebbe il coraggio di rischiare di entrare nel padiglione k.

Il numero di morti (redivivi) di morbo di k fu elevato: centinaia di ebrei furono salvati da questa misteriosa malattia, che deve il suo nome alla iniziale di uno dei tanti cognomi che oggi la storia ricorda come meri assassini: Kesselring, capo delle truppe tedesche a Roma, Kappler, il colonnello tedesco responsabile delle persecuzioni antiebraiche a Roma... Un richiamo chiaramente identificabile oggi come una mera presa in giro dei nazisti, una delle poche armi con cui il popolo italiano poteva contrastare questa razza ariana che voleva cambiare il mondo con morte e distruzione.

Il morbo di k oggi è ricordato con un sorriso dalla comunità scientifica, che non ne ha ovviamente riconosciuto la validità scientifica, né ha identificato nel dottore Borromeo la capacità di curarla, ma che riconosce ad uno dei tanti piccoli italiani il merito di essere stato un grande medico, capace di dare la vita a discapito di tanti che allora la volevano togliere: un eroe dei nostri tempi, capace di un gesto eroico poco conosciuto che ancora oggi merita di essere ricordato, attraverso la sua grande creazione: il morbo di k,appunto.

Penso che questa piccola storia di medicina “applicata” debba fare riflettere sempre gli italiani, su ciò che sono e che sono capaci di fare, senza essere dei superman.