Donna in jeans che si gratta la zona anale

Il condiloma anale è una delle manifestazioni cliniche più comune di infezione da papillomavirus umano (HPV); l'infezione colpisce circa quaranta milioni di soggetti nel mondo, la più comune malattia a trasmissione sessuale, seconda solo al virus dell'immunodeficienza (HIV).

L'infezione da HPV perianale può essere asintomatica o manifestarsi con verruche genitali benigne, sino al cancro invasivo.

Cos'è il papillomavirus? 

I papillomavirus sono membri della famiglia Papovaviridae, virus con DNA a doppia elica e sono considerati virus tumorali; sono stati identificati più di 130 tipi di HPV, generalmente caratterizzato come tipi "a basso rischio"; alcuni tipi di tipo "ad alto rischio" sono associati a lesioni squamose intraepiteliali di basso e medio grado e al cancro anale invasivo.

La infezione da HPV è molto comune nella cervice e colpisce tra il 3% e il 50% della popolazione femminile in tutto il mondo. Solo una piccola percentuale di donne sviluppano malattia persistente e progressiva. Altri cofattori (fumo, storia di infezioni a trasmissione sessuale, alterazioni del sistema immunitario con immunodepressione, uso di cortisonici) possono favorire la malattia e la sua evoluzione.

I soggetti positivi alla infezione da HIV (che porta all’AIDS) sono più soggetti a questa malattia, che colpisce più comunemente omosessuali, tossicodipendenti, soggetti con rapporti promiscui e non protetti (anche se esiste una casistica che coinvolge soggetti non appartenenti a questi gruppi abbastanza ampia, che evidentemente è predisposta alle infezioni).

Quali sono le cause di infezione da Condiloma anale?

La reale prevalenza di infezione da HPV anale dipenderà dalla somma di fattori di rischio come il fumo, il numero di partner sessuali, il comportamento sessuale, la presenza di altre malattie sessualmente trasmissibili, e così via.

I condilomi acuminati sono la malattia virale trasmessa più comune, superano anche l'herpes genitale come frequenza e la modalità più comune di trasmissione è il contatto sessuale, anche se possono verificarsi percorsi infettivi non sessuali di trasmissione tramite fomiti e contatto non sessuale.

Quali sono i sintomi dell'infezione da Condiloma anale?

Le lesioni anali si verificano più frequentemente negli uomini, tuttavia, vi è una significativa variabilità; i pazienti che sono immunodepressi sono a rischio più elevato. L'infezione da HPV ad alto rischio è associata ad alterazioni dell’ano che possono fare da precursori putativi di cancro invasivo. Il quadro clinico può essere asintomatico o associarsi a disturbi come quello della crescita perianale, con prurito anale di varia intensità, necessità di evacuare, sanguinamento, emissione di cattivo odore, tenesmo, e difficoltà nel mantenimento della igiene perianale.

Come si diagnostica una infezione da Condiloma anale? 

L'esame fisico può rivelare la classica lesione a forma di cavolfiore o di fungo acuminato. Macroscopicamente le verruche possono variare da lesioni invisibili ad occhio nudo per sino a grandi masse, singole o multiple, o che tendono a fondersi in forme polipoidi.

Le verruche individuali possono essere sessili o peduncolate, isolate o in cluster e l’anoscopia e la proctosigmoidoscopia sono essenziali perché la malattia si estende internamente in più del 75% dei pazienti. Le lesioni si trovano spesso sulla pelle perianale o all'interno del canale anale e retto inferiore, di colore rosa o bianco. Serve specie per le condizioni di cronicità una diagnosi differenziale tra condiloma e carcinoma a cellule squamose anale.  

Come si cura una infezione da Condiloma anale?

A causa del rischio di trasmissibilità, nonché il rischio di sviluppo del carcinoma a cellule squamose, le lesioni dovrebbero generalmente essere trattate e curate. Per la cura dei condilomi si usano agenti chimici come la podofillo tossina o podofillina (podophyllin), agente citotossico derivato dalla resina Podophyllum emodi e Podophyllum peltatum che contiene composti biologicamente attivi che veicolati con paraffina liquida o tintura di benzoino possono applicarsi direttamente alle verruche causandone la necrosi per ischemia.

Questi unguenti a base di podofillina hanno anche effetti negativi, poiché irritanti per le regioni cutanee sane, con possibilità di grave reazione locale che può includere dermatite, necrosi, cicatrici, o formazione di fistole. La podofillina non può essere applicata a lesioni interne; i tassi di risposta sono variabili. L'uso di podofillina durante la gravidanza (nel caso di donne) è stata associata a teratogenicità e morte fetale intrauterina. Infine non deve essere trascurato il potenziale di oncogenicità. E' efficace nella scomparsa dei condilomi in circa metà dei casi, ma è associato ad un tasso di recidiva alto. Il suo vantaggio è che è più sicuro e può essere auto-somministrato.

Altro farmaco usato nella cura del condiloma è l'acido tricloroacetico o l'acido bicloracetico, entrambi potenti sostanze cheratolitiche e caustiche, usate con successo per la gestione dei condilomi. Come per la podofillina, sono farmaci poco costosi e facilmente applicabili (anche nelle regioni interne), ma possono anche loro causare irritazione cutanea locale.

Altri agenti chemioterapici utilizzati per il trattamento di condilomi sono il 5-fluorouracile, l'acido salicilico, il thiotepa, la bleomicina, il dinitroclorobenzene in acetone e la crema idoxuridina, ma i risultati non sempre sono soddisfacenti, anzi. Una terapia di ultima generazione è la immunoterapia (gli interferoni), usata tramite inoculazione locale per curare le verruche anogenitali refrattarie (molti studi attribuiscono alla somministrazione sistemica blanda efficacia); in ogni caso a livello internazionale l'interferone non ha ottenuto ampio consenso per il trattamento di condilomi ano genitali, soppiantato comunque dall'uso di imiquimod per via topica, un modulatore immunitario che induce il rilascio di citochine da parte dei tessuti ospitanti che stimolano il sistema immunitario a contrastare la infezione da HPV.

E' un farmaco ben tollerato e sicuro, talvolta causa eritema locale, e con un basso tasso di recidive. Di recente applicazione è poi l'uso di  un vaccino per questa malattia sulla cui utilità pochi dati sono ancora emersi. Molti pazienti, quando la terapia farmacologica non riesce a controllare la malattia, si avviano alla terapia chirurgica, che viene effettuata con elettrocoagulazione o elettrocauterizzazione, e con la crioterapia. La escissione chirurgica è metodica sempre valida ma progressivamente caduta in disuso.