Donna gradida in piscina che fa esercizi

Per decenni la gravidanza è stata considerata come una condizione quasi patologica, che porta comunemente le persone a consigliare alla donna gravida di stare a riposo, di non far nulla, di evitare sforzi e così via dicendo. Ad oggi, gli orientamenti sono decisamente cambiati: la gravidanza è una condizione fisiologica che gran parte delle donne affrontano e il loro approccio con lo sport o con una regolare attività fisica deve essere sereno.

Quali sono i vantaggi di fare sport durante la gravidanza?

Fare sport durante la gravidanza aiuta a tenere sotto controllo il peso, permette di mantenere elasticità e tono muscolare, consente anche di avere un tono dell’umore ben elevato e pronto al felice momento che giunge dopo nove mesi di attesa. Ma che sport si possono fare?

Quali sono gli sport consigliati durante le varie fasi della gravidanza?

Lungi dal volere imporre stili di vita e tabelle matematiche, possiamo affermare con certezza che nei nove mesi di gravidanza la donna può svolgere la attività fisica con criterio secondo lo schema che segue:

  • I trimestre: jogging, nuoto, acqua gym, ginnastica aerobica a basso impatto, bicicletta. Una particolare attenzione va dedicata agli sport aerobici: bisogna fare in modo che le pulsazioni non superino mai i 150 battiti al minuto, dunque è essenziale un cardiofrequenzimetro.
  • II trimestre: bicicletta, sport di sala fitness, nuoto, acqua gym. Bisogna da questo momento in poi evitare attività pliometriche, cioè sport dove siano contemplati balzi e saltelli. La frequenza cardiaca non deve mai superare i 150 bpm.
  • III trimestre: è forse il periodo più critico, nel quale bisogna limitarsi a nuoto ed attività con esercizi di tipo calistenico, finalizzati cioè allo stretching muscolare, alla mobilizzazione articolare, al mantenimento del tono e trofismo muscolare (ginnastica posturale, pilates, yoga, eccetera)

Durante i nove mesi, se la donna vuol fare sport, un consiglio utile può essere quello di monitorare pressione arteriosa e frequenza cardiaca, e a metà del “percorso” effettuare un elettrocardiogramma per verificare il normale decorso.