Racchetta da tenniscon pallina poggiata su uno scorcio di prato verde

Nel 1955, il professore Campbell descrisse per la prima volta segni e sintomi clinici di una condizione clinica che prese il nome di gamekeeper lesion, il pollice del guardacaccia. La lesione si basa anatomicamente sulla insufficienza da trauma con lesione del legamento collaterale ulnare della articolazione metacarpo-falangea (MCP) comune del pollice.

Quali sono i soggetti inclini al Gamekeeper lesion?

La lesione era allora un infortunio sul lavoro frequente per i guardiacaccia scozzesi, oggi in realtà in ambito sportivo queste sono lesioni comuni in tutti quegli sport in cui le articolazioni di mano e polso sono particolarmente sollecitate (tennis, sci, golf, football americano, rugby, baseball, tiro dinamico sportivo, tiro a segno, tiro con l'arco, lancio del giavellotto, eccetera). Il termine è rimasto in uso per descrivere, a seguito di un attrito cronico se non traumi diretti della articolazione della base del pollice, con conseguente instabilità della articolazione, dolore, debolezza nei movimenti di presa e pinza. In genere sono traumi in iper abduzione radiale del pollice.

Come si diagnostica la Gamekeeper lesion?

Come è intuibile, la lesione può essere parziale o completa, interessando la porzione distale falangea del legamento, talora accompagnata da avulsione di un frammento osseo dalla base della prima falange. La valutazione clinica è importante, con le prove di stress in valgo e l'articolazione MCP posizione in estensione che rivela la instabilità, la lassità ed il dolore con limitazione funzionale, ma la indagine diagnostica per eccellenza è l'ecografia osteoarticolare muscolare, che permette di evidenziare sia il legamento sia le sue possibili lesioni, con presenza di versamenti, avulsioni di frammenti cartilaginei, ed il coinvolgimento di tendini adiacenti e dei tessuti molli.

Come si cura la Gamekeeper lesion?

In presenza di lesione completa del legamento con ribaltamento del moncone superficialmente all'aponeurosi del muscolo adduttore del primo dito (lesione di Stener), la guarigione spontanea è impossibile e la terapia è necessariamente chirurgica. Pur tuttavia, la gran parte delle situazioni post-trauma si caratterizza per forme con lesioni parziali, e spesso non isolate, ma associate a lesioni post-traumatiche del legamento collaterale radiale metacarpo falangeo del I, II e V dito. Come affermato precedentemente, lesioni parziali vanno trattate in modo non cruento, dunque riposo, immobilizzazione, ghiaccio, farmaci anti-infiammatori e fisioterapia. L'atto chirurgico è da prevedere nelle lesioni complete. Nella ripresa alla attività sportiva, l'uso nel primo periodo di tutori ed ortesi può essere un supporto fisico e psicologico importante.