Globuli rosiIl termine flebite è usato in medicina per indicare un processo infiammatorio a carico di una vena, che prevalentemente coinvolge, per evidenti fattori gravitazionali, gli arti inferiori.

Diversi sono i fattori che possono determinare un processo infiammatorio a carico di una vena:

  • posture “anomale” prolungate: stare seduti per lunghi periodi (in treno, in auto, in aereo, oppure in ufficio) determina un rilassamento eccessivo dei polpacci che non aiutano più il sangue a circolare, favorendo la stasi del sangue con tendenza all’aggregazione (formazione di trombi) e dunque il rischio di flebite. Anche allettamenti prolungati (a seguito di malattie croniche o fratture) per lunghi ricoveri o per paralisi degli arti, possono contribuire allo stesso modo per una ridotta circolazione del sangue. Uno stile di vita sedentario contribuisce allo stesso modo;
  • esiti di interventi chirurgici: ferite, lacerazioni cutanee, cicatrici, così come interventi chirurgici vari possono rallentare per limitazione meccanica la circolazione sanguigna, e dunque aumentare il rischio di flebite;
  • gravidanza: lo stato gestazionale può aumentare la pressione all’interno delle vene degli arti inferiori e dunque il monitoraggio per i soggetti a rischio è  molto importante;
  • malattie: diverse patologie, acute e croniche, possono alterare la capacità di coagulazione del sangue e dunque aumentare il rischio di flebite e trombosi (tumori, insufficienza cardiaca, dispositivi medici intravenosi, come pacemaker o cateteri, malattie metaboliche come il diabete o le malattie autoimmuni, o alterazioni congenite della coagulazione, eccetera). Anche le infezioni cutanee possono favorire processi infiammatori che coinvolgono il sistema venoso superficiale;
  • predisposizione familiare ed anamnestica: avere in famiglia parenti con storia di flebite o trombosi, o avere avuto in passato una malattia similare rappresenta un fattore di rischio per uno sviluppo successivo;
  • uso di medicinali: la pillola anticoncezionale e la terapia ormonale sostitutiva, o le terapie ormonali in genere, o a base di steroidi come il cortisone possono facilitare la coagulazione sanguigna e dunque aumentare il rischio di trombi e flebite;
  • sovrappeso ed obesità: l’aumento del peso corporeo determina un aumento della pressione nelle arterie e nelle vene che dunque possono rallentare il flusso di sangue al loro interno;
  • fumo di sigaretta: l’uso di tabacco da sigaretta altera in modo significativo la coagulazione del sangue e la circolazione.

Clinicamente si possono distinguere:

  • la flebite superficiale (la più frequente) che colpisce le vene vicine alla superficie della cute, in genere poco dannosa e che spesso guarisce spontaneamente in pochi giorni. Clinicamente la vena colpita della gamba diventa visibile, arrossata e simile ad una corda indurita, calda e dolente alla palpazione. I tessuti circostanti possono essere pruriginosi e tumefatti ed al tatto si percepisce una sensazione di pulsazione e di bruciore al di sotto della superficie cutanea con dolore e pesantezza quando si abbassa la gamba. Talvolta si ha febbre e crampi muscolari;
  • la flebite profonda, che colpisce le vene interne, meno frequente e molto più pericolosa in quanto il processo infiammatorio coinvolge vene interne di calibro maggiore, con rischio di formazione di coaguli più grandi; clinicamente sono meno appariscenti. Spesso infatti non vi è sintomo, occasionalmente dolore e tumefazione lungo tutto l’arto affetto. Tardivamente possono comparire febbre, ulcere cutanee, tumefazione della gamba alla digitopressione. Se la condizione si aggrava si può avere un improvviso e inspiegabile mancanza di respiro per un embolo che sta viaggiando verso i polmoni

La diagnosi si basa innanzi tutto sulle informazioni cliniche raccolte, secondariamente su esami diagnostici integrativi, come l’ecografia, la TAC o la risonanza magnetica, eventuali esami del sangue, la Venografia con mezzo di contrasto. La terapia, da praticarsi a casa, prevede una serie di approcci corretti:

  • evitare di stare troppo tempo seduti o sdraiati, anzi camminare a titolo preventivo;
  • crioterapia: usare ghiaccio può “stemperare” in fase acuta il processo infiammatorio oltre a dare sollievo immediato, tuttavia gli impacchi di acqua tiepida sono la miglior cura a lungo termine;
  • calze elastiche: ne esistono di diverso grado compressivo, servono a ridurre la stasi ematica e a favorire la “spremitura” del sangue verso il cuore;
  • Uso di antibiotici (se la base della malattia è infettiva), e di anticoagulanti (eparina a bassa dose), e di antidolorifici o anti-infiammatori; evitare massaggi (tutte le manipolazioni ed i massaggi delle zone interessate possono determinare una rottura di eventuali coaguli), possono essere utili creme o gel rinfrescanti per attenuare i sintomi.

Come prevenire una flebite, se si è predisposti? I punti cardine sono i seguenti:

  • Stile di vita attivo;
  • Evitare scarpe con tacchi alti;
  • Riduzione del peso corporeo;
  • Riduzione/eliminazione del fumo di sigaretta;
  • Controllo delle eventuali malattie metaboliche predisponenti;
  • Uso di calze elastiche di vario grado di compressione;
  • Alimentazione ricca di fibra, verdure ed ortaggi e frutta, contenenti gli elementi essenziali per l’irrobustimento delle pareti venose (vanno prediletti frutta ed ortaggi e verdure di colore rosso, il colore indica una ricchezza di vitamina A ed E ed in generali di elementi anti-ossidanti); anche il vino rosso può dare una mano!
  • Limitare assunzione di vitamina K, specie se si è in terapia con farmaci anticoagulanti (limitare dunque verdure a foglia verde e olio di soia).