fascite plantareLa fascia plantare è una struttura fibroelastica che unisce i segmenti ossei del piede nei punti in cui esso si interfaccia al suolo (calcagno, I metatarso e V metatarso). La fascia plantare è una vera e propria struttura a vele che formano una volta architettonica complessa che collabora nella ortostasi e deambulazione, mantenendo e coordinando le ossa del piede inter-relate tra loro.

Questa fascia può infiammarsi e tale processo prende il nome di fascite plantare.

La fascite plantare è una condizione dolorosa comune che spesso può diventare cronica ed invalidante, dalla genesi sconosciuta, ma che spesso riconosce concause e predisponenti fattori: microtraumi, intrappolamento del nervo (nervo di Baxter), dorsiflessione della caviglia, posture erette prolungate, attività sportive specifiche con frequenti balzi e cambi di direzione, scarpe incongrue, carichi posturali alterati, eccetera.

Caratterizzata da dolore tipicamente sotto il tallone, che si può irradiare, maggiore al mattino quando ci si alza, attenuantesi con il calore, è facilmente diagnosticabile con una visita e con una ecografia.

Il sintomo “dolore” è sicuramente una delle prime cause di riduzione della capacità atletica di un soggetto e la fascite è una condizione frequente negli atleti; può interessare uno o tutti e due le fasce plantari; fattori predisponenti sono la posizione del calcagno rispetto all’asse dell’arto (calcagno valgo o calcagno varo), scarpe scorrette (con intersuola troppo rigida), uso di ortesi inadeguate (scarpe con appoggi interni che accentuano il varismo o il valgismo del calcagno), eccessivi carichi di lavoro (troppe sedute di allenamento prolungate eccessivamente nel tempo), superfici di allenamento troppo dure (il cemento ad esempio), numero elevato di gare in brevi archi di tempo, eccetera. Nei sovraccarichi il dolore coinvolge entrambi i talloni ed è di tipo puntorio (trafittivo) e/o associato a senso di bruciore in sede.

La digitopressione del calcagno spesso evoca un dolore acuto, attenuato dall’applicazione in sede di ghiaccio. I talloni, sulla inserzione calcaneare della fascia plantare, possono presentarsi tumefatti e caldi. La terapia prevede riposo assoluto, associato a crioterapia (ghiaccio) nella prima settimana, associato ad anti-infiammatori per uso sistemico e/o locale (sono ottimali i derivati del chetoprofene).

Le talloniere di sostegno in silicone possono fornire un supporto di notevole interesse, tuttavia il loro uso non sempre è adeguato e va valutato caso per caso. In alcuni casi il recupero precoce può essere agevolato da applicazioni fisioterapiche in sede: ionoforesi medicata, laser, magnetoterapia, ultrasuoni, tecarterapia, onde d’urto, Frems (la cui scelta varia sulla base delle indicazioni dello specialista).

Notevole importanza assume la correzione di quei fattori che possono contribuire all’insorgenza della patologia: un esame con baropodometria, in ortostasi e in deambulazione, associato eventualmente ad una radiografia dei piedi in proiezione laterale, possono fornire informazioni utili ad escludere ed eventualmente correggere i fattori predisponenti. La maggior parte dei pazienti possono essere trattati anche con iniezioni di glucocorticoidi locali (cortisone), tuttavia, questo trattamenti possono risultare in una buona parte dei casi inefficaci (circa il 20% dei pazienti) e l’uso della chirurgia è materia controversa e dibattuta, non essendo spesso risolutiva. Negli ultimi anni è stata attenzionata la applicazione della tossina botulinica A (BTX-A) su questa patologia.

Recenti studi hanno evidenziato che il BTX-A (500 unità, Dysport, IPSEN Pharma, Ettlingen, Germania), sciolto in soluzione iniettabile 5 ml (0,9% soluzione salina) e 2 ml (200 unità), iniettati in regione sub fasciale in quattro direzioni diverse attraverso una puntura attorno all’area dolente all'origine della fascia plantare, sembra determinare la regressione del quadro clinico. Nello specifico, dopo tre infiltrazioni in sede (una a settimana per tre settimane), il dolore e la limitazione funzionale si attenuano nell’85% dei casi trattati. La risoluzione totale del dolore si verifica in genere a due settimane dall’ultima infiltrazione.

I risultati scientifici suggeriscono che mediamente già una singola iniezione di 200 unità di tossina botulinica A può dare grande sollievo, tuttavia non è la panacea e non va considerata come terapia di base nel trattamento della fascite plantare, ma come estrema ratio.