Elettroencefalogramma

L’epilessia è una patologia del sistema nervoso centrale caratterizzata da crisi convulsive ricorrenti. Si definisce crisi convulsiva una reazione neuromotoria del corpo involontaria ed incontrollabile conseguente ad una anormale attività elettrica cerebrale. Questa reazione neuromotoria incontrollata può riguardare appunto il controllo del corpo, o di parti di esso, ma anche la sensibilità, la percezione, il comportamento ed il livello di coscienza (molti che hanno crisi convulsive svengono e poi non ricordano nulla).

 

Le crisi convulsive possono essere anche spontanee, non legate ad una patologia di fondo del cervello come l’epilessia, e secondarie a stati transitori (molti bambini con alta temperatura corporea spesso finiscono in ospedale per crisi convulsive). Circa il 10% della popolazione può presentare almeno una volta nella vita una crisi convulsiva; di questa solo il 3% si correla con una forma di epilessia.

Da cosa sono provocate le crisi convulsive?

Tra i fattori eziologici che possono scatenare una crisi convulsiva bisogna ricordare nel complesso:

  • malformazioni congenite o acquisite
  • infezioni
  • accidenti cardiovascolari
  • malattie degenerative (prevalentemente del sistema nervoso)
  • neoplasie (tumori)
  • abuso o esposizione a sostanze tossiche o nocive
  • traumi cranici

Esistono diverse tipologie di crisi convulsive?

Tre sono prevalentemente i tipi di crisi convulsiva che clinicamente si distinguono:

  • Crisi convulsiva tonico-clonica generalizzata: conosciuta anche come grande male, è una forma di epilessia caratterizzata comunemente da caduta a terra del paziente, in genere accompagnata da un grido, con rigidità iniziale degli arti e successiva attività clonica, respiro irregolare, disfunzione autonomica, cianosi, acidosi metabolica, e respiratoria. Il soggetto in genere non ha memoria della crisi e subito dopo la stessa presenta stanchezza, mal di testa (cefalea) e stato confusionale.
  • Assenza: è una forma di epilessia che viene anche comunemente detta piccolo male. In questi casi il paziente presenta atteggiamento o sguardo assente, con battito palpebrale associato ad incoscienza. Questa forma dura da tre a dieci-quindici secondi e spesso è seguita da uno stato confusionale.
  • Crisi convulsiva parziale complessa: questa forma, la meno comune, si manifesta con perdita di coscienza, associata ad espressione assente, movimenti semi-automatici (masticazione, bruxismo, cammino senza meta, schiocco delle labbra, eccetera) e molto comunemente preceduta da una fase detta aura. Anche questa ha una durata nota, da uno a cinque minuti, ed è seguita da uno stato confusionale.

Cosa provaca le crisi convulsive?

Quando si è di fronte ad un paziente che ha avuto una crisi convulsiva, la prima cosa è verificare cosa l’ha determinata: dunque un ricovero con esami ematochimici, elettrocardiogramma, TAC cerebrale ed esame delle urine sono un approccio obbligato per certi versi. Una volta che vengano escluse cause organiche rilevanti (ad esempio un tumore cerebrale), la ricorrenza dell’evento convulsivo impone un accertamento per epilessia e dunque altri controlli:

  • elettroencefalogramma con valutazione neurologica
  • risonanza magnetica cerebrale
  • esami ematochimici più approfonditi

una volta diagnosticata la epilessia, i farmaci antiepilettici più comuni sono diversi:

  • benzodiazepine
  • gardenale
  • carbamazepina
  • fenitoina
  • acido valproico
  • etosuccimide

Cure e terapie per le crisi convulsive

Esistono in commercio anche altre molecole comunemente usate, e quelli di recente produzione hanno effetti collaterali minori rispetto ai più noti ed usati. In ogni caso, sia con i primi che con i più recenti farmaci, i pazienti con epilessia hanno una vita regolare, e possono svolgere la propria vita con canoni di normalità: la ricorrenza della crisi è una evenienza possibile, ma non deve condizionare il paziente e chi gli sta intorno: l’importante è che amici e parenti lo sappiano, per evitare che in questi eventi convulsivi il paziente possa ferirsi accidentalmente (dal mordersi la lingua, allo sbattere contro oggetti taglienti o contundenti).