Dolori alle articolazioniIl termine algodistrofia deriva dal greco: è una parola composta (algos = dolore, distrofos = cattivo stato di salute) che i medici appunto usano per indicare uno stato di salute alterato associato a dolore di una o più articolazioni del corpo umano.

Scientificamente l’Algodistrofia o Complex Regional Pain Sindrom (CRPS) è una sindrome con più sintomi e con il coinvolgimento di più sistemi ed apparati multisintomatica e multisistemica che può interessare una o più articolazioni di un arto e che spesso dipende da diverse componenti: cause organiche (malattie reumatiche ad esempio), cause traumatiche e anche psicosomatiche (ansia, stress, depressione).

Il quadro clinico è dominato dal dolore (localizzato o diffuso) associato a segni e sintomi locali quali edema, anomalie vasomotorie, alterazioni trofiche cutanee, limitazioni articolari fino ad un quadro di rigidità articolare con un progressivo impaccio motorio dell’arto interessato.

La CRPS, o algodistrofia, colpisce prevalentemente l’adulto, con una maggiore incidenza tra la III e la VI decade di vita e con una prevalenza nel sesso femminile (si identifica come fattore predisponente lo stato perimenopausale o la menopausa stessa) rispetto al sesso maschile. Molto spesso però il termine algodistrofia si usa anche per indicare una serie di condizioni morbose localizzate, che comunemente riguardano le articolazioni di arti superiori ed inferiori, secondarie spesso a traumi singoli o ripetuti che portano una articolazione ad uno stato di sofferenza cronica (spalla e caviglia le sedi più comuni).

Le algodistrofie sono dunque diverse e comprendono alcune sindromi dolorose caratterizzate dalla associazioni di alterazioni vascolari, nervose e neuromotorie con alterazione del trofismo dei tessuti superficiali e profondi, localizzati in corrispondenza di un'articolazione o estese ad un solo arto; come detto spesso sono dovuti a gravi traumi (fratture e lussazioni), ma banali distorsioni possono determinare il quadro clinico della algodistrofia.

Talvolta la causa resta del tutto sconosciuta; elemento comune a tutti i quadri di algodistrofia è il dolore, presente soprattutto nelle fasi iniziali, e la diagnosi sospettata sulla base del riferito anamnestico (evento traumatico o immobilizzazione in gesso o tutore) si basa principalmente sulla analisi clinica, eventualmente supportata dall’esecuzione di indagini radiologiche (talvolta in sede si rilevano aree di decalcificazione ossea “a pelle di leopardo”), di ecografie (molto utile l’ecocolordoppler che talora può evidenziare le alterazioni vascolari locali), di analisi termografiche.

La scintigrafia ossea (raramente richiesta) permette una rilevazione precoce delle alterazioni tipiche della CRPS, con un accumulo dei radionuclidi nella regione articolare in relazione ad un’aumentata vascolarizzazione della membrana sinoviale. Dal momento che la diagnosi di algodistrofia è principalmente clinica, è importante la valutazione di dolore, alterazioni vasomotorie (edema, variazioni della temperatura e del colore della cute), alterazioni trofiche (cute pallida e lucida, alterazioni della morfologia e degli annessi cutanei) e di retrazioni muscolari che possono nel tempo indurre una progressiva riduzione dell’escursione articolare ed un progressivo deficit di forza con difficoltà nello svolgimento delle ADL (attività della vita quotidiana).

Una volta classificato il dolore, per una valutazione quantitativa i medici usano la SCALA V.A. S. (“Visual Analogue Scale”, con punteggio da 0 - assenza di dolore - a 10 - massimo dolore - definisce l’intensità della sintomatologia algica). Il test, eseguito nel corso della prima visita e durante la valutazione fisiatrica finale serve anche a verificare peraltro l’efficacia del trattamento. Per la cura del paziente affetto da algodistrofia post-traumatica è importante l’ approccio multidisciplinare con un precoce programma riabilitativo necessario

per la ripresa della funzione danneggiata. Il protocollo terapeutico è di tipo conservativo, con:

  • terapia farmacologia (anti-infiammatori non steroidei, corticosteroidi, integratori neurotrofici,bifosfonati);
  • terapia fisica strumentale a scopo antalgico ed antinfiammatorio (campi magnetici pulsati, elettroterapia antalgica, ultrasuonoterapia, laserterapia, TECARterapia, onde d’urto);
  • ginnastica vascolare con idroterapia calda/fredda e drenaggio linfatico manuale;
  • trattamento chinesiterapico: con una mobilizzazione passiva ed attiva da associarsi all’uso di ortesi e bendaggi (tape funzionali);
  • rieducazione propriocettiva finalizzata alla inibizione dei nocicettori (stimolati dall’iperattività del simpatico) ed al riequilibrio di tutti i recettori periferici;
  • terapia infiltrativa locale;
  • sostegno psicologico;
  • terapia occupazionale.

Il trattamento è sempre personalizzato sul singolo paziente e talvolta si rende necessario per il persistere dell’intensa sintomatologia algica, associare interventi terapeutici alternativi, quali il blocco selettivo del simpatico, i blocchi anestetici dei plessi nervosi corrispondenti per consentire nelle successive ore, una mobilizzazione passiva continua (CPM), indolore che aiuta il paziente a superare, se pur temporaneamente, la paura del dolore esacerbato dal movimento.