Displasia dell'ancaL'anca è la parte di scheletro osseo del bacino che si articola con il femore. E’ dunque un complesso articolare (enartrosi, superficie sferica articolata con superficie concava che consente movimenti su tutti i piani) in cui le tre ossa del bacino (ischio, ileo e osso pubico) concorrono a formare una depressione di forma quasi emisferica, chiamata acetabolo, ove si articola la testa del femore, il primo osso dell’arto inferiore.

L'anca è una articolazione molto importante, che riceve bilateralmente i 2/3 del peso corporeo per scaricarli sugli arti inferiori, di cui spesso ci si rende conto quando duole o si blocca (coxite, coxalgia e coxartrosi, eccetera).

Cos'è la displasia dell'anca e come si manifesta

Talvolta l’anca può precocemente presentare delle anomalie che se non immediatamente corrette possono comportare una deformazione irreversibile con severa limitazione successiva delle funzioni di postura eretta e deambulazione. È questo il caso della displasia congenita dell’anca. Questa malattia viene indicata anche in altri modi (Lussazione congenita delle anche, Displasia congenita delle anche, Displasia evolutiva dell’anca), e si caratterizza per una alterazione di forma e di rapporti dei componenti articolari dell’anca, generalmente associata a lassità legamentosa, con un ampio spettro di presentazioni ed una evoluzione spontanea variabile. Dal punto di vista anatomico e funzionale si caratterizza per scarso sviluppo della componente ossea del cotile ed una maggiore sviluppo della componente cartilaginea, una minore profondità e maggiore apertura del cotile, un Neolimbus, una eccessiva lassità della capsula articolare ed una maggiore antiversione e valgismo del collo del femore. In termini semplici, l’osso del femore perde la capacità di articolarsi del bacino, un po’ come una catena di bicicletta che esce dall’ingranaggio, impedendo dunque il perfetto funzionamento articolare.

Cause della diplasia dell'anca

La malattia riconosce fattori predisponenti genetici e fattori ambientali, tendendo a colpire prevalentemente le femmine rispetto ai maschi, presentandosi con familiarità, elevata frequenza di displasia in gemelli omozigoti, frequente associazione con altre malformazioni (PTC, Torcicollo congenito).

Tra i fattori ambientali sono indicati diversi punti, controversi tra loro: presentazione podalica

  • Oligoidramnios
  • Uso di fasciature
  • Primogenitura

Diagnosi e cure della displasia dell'anca

La diagnosi si basa su due momenti essenziali:

  1. Dalla nascita a 3 mesi di vita (Esame clinico + ecografia delle anche neonato)
  2. Oltre i 3 mesi (Esame clinico + Esame ecografico + Esame radiografico)

Precoce è la diagnosi, ridotto è il rischio di malformazioni permanenti!
Una buona visita clinica in genere consente di sospettare la diagnosi della malattia, valutando i seguenti test:

  • Manovra di Ortolani - Barlow
  • Deficit di abduzione delle anche
  • Asimmetria delle pliche cutanee
  • Accorciamento apparente del femore (segno di Galeazzi)

Ecografia delle anche dei neonati e radiografia delle anche sono valutazioni successive, importanti per definire la terapia. Il tipo e durata del trattamento sono dipendenti dalla precocità della diagnosi e dalla gravità al momento della diagnosi.

Alla nascita o entro i primi 3 mesi bisogna mantenere le anche in posizione di riduzione (anche abdotte e flesse) per il tempo necessario perché il cotile si modelli intorno alla testa del femore, con

  • Cuscino divaricatore
  • Divaricatore di Pavlick
  • Divaricatore di Milgram

La riduzione progressiva in trazione con immobilizzazione in gesso è un trattamento per bimbi più grandi e non esclude la possibilità di un successivo intervento chirurgico di riduzione della lussazione. E’ oggi la displasia dell’anca una malattia perfettamente controllabile e guaribile se presa in tempo: la parola d’ordine è dunque prevenzione.