Uomo che medita

Arriva la primavera, segue l’estate, e la gente si pone il problema della pancia: bisogna fare dieta per dimagrire. E lì riviste, dietologi, dietisti, biologi nutrizionisti, integratori per dimagrire, centri di estetica… si avvia un processo terribile che porta a spendere soldi (spesso in quantità) e con risultati talora evidenti, ma non duraturi.

Perchè i risultati delle diete sono temporanei?

Detta in termini semplici, le diete non funzionano: la dieta è un momento della nostra vita, solo una fase: per un reale cambiamento, è necessario cambiare le proprie abitudini, il proprio stile di vita, il modo di rapportarsi al cibo, allo sport, alla vita. La dieta funziona per chi la vuole fare, la dieta è un problema di testa... di psiche, ma dimagrire è semplice se si vuole, mantenere il peso è la stessa cosa. Qualsiasi dieta dimagrante se iniziata e condotta, porta alla perdita di peso più o meno rapida, ma cosa succede quando si termina il percorso? Nell’arco di pochi mesi il peso perso torna tutto, se non di più (effetto yo-yo).

Un cambiamento di comportamento temporaneo si tradurrà sempre in risultati temporanei. Un cambiamento di comportamento permanente si tradurrà in risultati permanenti. Una equazione semplice questa, a dirsi, ma in pratica… la modifica delle abitudini alimentari richiede un duro lavoro, anche di anni, per sviluppare abitudini alimentari e stile di vita adeguati.

Dunque è dalla testa che bisogna partire: come fare? Si prova a dare qualche consiglio per convincersi a rientrare nei propri pantaloni in modo definitivo, una sorta di dieta psicosomatica basata sulla testa più che sul piatto:

  • Gioco di squadra: per fare qualche progresso, bisogna essere impegnati, dunque è utile coinvolgere altre persone nel vostro sforzo, questo renderà l’impegno più responsabile e continuo.
  • Movimento: per perdere peso, è necessario utilizzare più calorie di quanto se ne assumono con l’alimentazione; è dunque necessario, fondamentale, aumentare il livello di esercizio fisico. Per rendersi più attivi, come detto in altre occasioni, non serve iscriversi in palestra, ma aumentare i livelli di attività fisica giornalmente: prendere le scale invece dell’ascensore quando possibile, posteggiare più distante dal punto dove volete andare per fare qualche passo in più, stare in movimento quando si è in pausa pranzo (mangiare camminando, perché no!?), e cosivvia.
  • Apprendimento: nelle prime due settimane, registrate le vostre abitudini, segnando quando e dove si mangia, ciò che si mangia, con chi siete quando mangiate, e le sensazioni e gli eventi che si verificano immediatamente prima e dopo aver mangiato. Chissà che non troviate dei corresponsabili!
  • Applicazione: avendo capito quali sono le circostanze in cui tendete ad abusare, applicatevi, evitate queste situazioni, cercando di limitare il vostro consumo. Quando mangiate, concentratevi sul mangiare, non fate altro (guardare la TV, leggere il giornale, eccetera). Se vi concentrate su quello che mangiate capirete cosa mangiate e quanto mangiate, verrà da sé darsi uno stop.
    Limitazione della sofferenza: spesso soffrire la fame non è una bella sensazione, e mollare è comune. Può essere utile un avvicinamento a tappe, limitando la dieta a 4-5 giorni alla settimana, e premiandosi così  con una certa dose di libertà con periodicità.
  • Conteggio e attenzione: bisogna provare a controllare ciò che si mangia. Si può iniziare prendendo porzioni più piccole, portando al tavolo solo quello che si ha intenzione di mangiare. E’ utile mangiare lentamente, bere un sorso d'acqua tra un boccone di cibo e l’altro, provare a lasciare un po’ di cibo nel piatto, smettere di mangiare prima di essere completamente pieno. Tenere delle barrette di cereali in auto può contribuire a frenare il vostro desiderio di fast food.
  • Soddisfare la bocca: mangiare diversi piccoli pasti al giorno può soddisfare il senso di fame, l’importante è che siano regolari e costanti. Carote, finocchi crudi, tisane, acqua, caffè o the senza zucchero possono servire a “compensare” desideri eccessivi.
    Competizione: è un gioco, ma tale deve essere e fatto con applicazione. Competete contro voi stessi, registrate il peso, il numero di calorie assunte, verificate settimanalmente l’obiettivo raggiunto, fissate obiettivi realistici a breve temine, puntando su una riduzione graduale (non pensate di perdere venti chilogrammi, pensate di perderne uno a settimana, è  mentalmente più facile)
  • La soglia: mantenere la perdita di peso è ancora più difficile che perdere peso, ma si può fare e cambiare la propria vita non è difficile, l’importante è porsi dei limiti. Se dopo un anno non si è arrivati a peso forma, può essere utile mantenere una soglia, un limite di peso e gestirsi su quello.

Quando poi riprende la voglia di dimagrire, ripartire da quella soglia, senza mai dimenticarsi che stile di vita ed abitudini buone servono sempre. Queste le 7 regole d'oro per una buona dieta psicosomatica.