ObesitàMolti studi scientifici hanno dimostrato la stretta relazione tra peso corporeo e mortalità, supportando l’idea di un incrementato rischio di morte associato a pesi "più alti" o "più bassi". Diversi fattori genetici ed ambientali influenzano il peso corporeo, come la menopausa, la gravidanza, modificazioni del Metabolismo di Base o di altre componenti del dispendio energetico totale giornaliero, o modificazioni ormonali, ma la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S.) riconosce come fattori assoluti di rischio per soprappeso ed obesità lo stile di vita inattivo ed una scarsa educazione alimentare: un eccessivo introito alimentare e ridotti livelli di attività fisica sono le principali cause pre-esistenti di incrementata incidenza di soprappeso ed obesità.
L’obesità, a sua volta rappresenta un fattore di rischio molto elevato per l’insorgenza del diabete di tipo 2, malattia dismetabolica per la quale il nostro organismo non riesce più ad assumere gli zuccheri nei tessuti per un deficit dell’azione dell’ormone preposto a questa funzione, l’insulina; lo zucchero, conseguentemente, si accumula nel sangue (iper-glicemia), andandosi a depositare in sedi anomale (cute, reni, retina oculare, nervi) portando a disturbi e complicanze purtroppo note, come la retinopatia diabetica, le nefropatie, le ulcere cutanee, le neuropatie, eccetera. Il diabete, insieme all’obesità, sembra sempre di più essere associato anche a disturbi dell’apparato cardiovascolare (ipertensione, ipercolesterolemia, iperuricemia) in un variegato complesso clinico che i medici oggi definiscono come Sindrome Dismetabolica.

Questa, nel suo insieme ha una base genetica (quindi è ereditabile) in cui l’insulino-resistenza fornisce un meccanismo comune di patogenesi per lo sviluppo delle diverse patologie (ipertensione, iperlipidemia, iperuricemia, diabete e obesità). Attualmente la terapia per l’obesità prevede un intervento che include modifiche dello stile di vita (aumento dei livelli di attività fisica e rieducazione alimentare con restrizione dell’apporto calorico) ed un eventuale supporto farmacologico sotto stretto controllo medico: la Sibutramina e l’Orlistat sono le droghe comunemente usate per ridurre il senso della fame (la Sibutramina), la digestione e l’assorbimento dei lipidi alimentari (l’Orlistat).

L’O.M.S., nonostante l’impegno della ricerca nel campo terapeutico, riconosce l’inefficacia, a lungo termine, di qualsiasi protocollo terapeutico nel trattamento di soprappeso ed obesità ed auspica che in tutti i paesi industrializzati ed in precoce via di sviluppo si attuino campagne preventive ed educative, volte a pubblicizzare ed imporre uno stile di vita "più attivo" ed una sana educazione alimentare, che coinvolga in particolare i bambini ed i giovani adolescenti.

Molti studi hanno dimostrato che l’adiposità iperplasica che insorge in età prepuberale ed adolescenziale rappresenta un elemento predittivo importante per lo sviluppo, in età adulta, dell’adiposità ipertrofica. Altri studi hanno evidenziato che soprappeso ed obesità giovanile sono in tendenziale aumento in molti paesi industrializzati, con elevati costi nell’immediato (complicanze ortopediche, cardiovascolari, metaboliche e psicosociali) ed in prospettiva per le complicanze che si accompagnano all’obesità stessa (diabete, accidenti cardiovascolari, eccetera). L’aumentato rischio di obesità con i ridotti livelli di attività fisica suggeriscono che la modifica del comportamento alimentare e dello stile di vita possano avere un effetto protettivo, confermando lo sport in genere come un importante presidio terapeutico nel trattamento e nella gestione del soprappeso e dell’obesità, capace di incrementare la spesa energetica basale e giornaliera, di proteggere l’organismo umano e di migliorare la composizione corporea, con un incremento della massa magra ed una riduzione della massa grassa, particolarmente in sede addominale, fattore di rischio per il diabete di tipo 2.

Anche in studi personali, condotti con l’Università degli Studi di Palermo, ho avuto modo di confermare questi dati, evidenziando come il grado di familiarità al diabete (avere cioè un genitore o un parente con la malattia) possa indurre precoci ma poco eclatanti modifiche antropometriche e metaboliche, ed il ruolo protettivo di una regolare attività fisica su questi soggetti. Un precoce intervento deve promuovere modificazioni dello stile di vita, incrementando i livelli di attività fisica e riducendo l’intake calorico.

Nei paesi industrializzati ed in quelli in via di industrializzazione è ampiamente documentata l’aumentata incidenza dell’obesità, ed essa va di pari passo con la familiarità: avere in famiglia un genitore con il diabete di tipo 2 è un fattore di rischio per ingrassare e sviluppare la malattia. Recenti acquisizioni scientifiche stanno consentendo lo sviluppo di un test genetico che consentirà di individuare precocemente le persone che sono a rischio; nel frattempo bisogna ammettere che se si ha un genitore con la malattia, bisogna almeno tenere sott’occhio la bilancia e cercare di fare un minimo di attività fisica. Se da soli non si riesce a ridimensionare gli introiti alimentari, soprattutto degli alimenti ad alto tasso di zuccheri (pasta, pane, patate, biscotti, dolci), diventa opportuno affidarsi ad un medico specialista ed a centri che investono i loro trattamenti sulla rieducazione alimentare e sulla gestione di regolari programmi di attività fisica.

Tra le discipline sportive che sembrano maggiormente contribuire a mantenere la "linea" riducendo il rischio di insorgenza del diabete, il fondo rappresenta lo sport di elite; molti studi hanno dimostrato che non solo il fondo previene obesità e diabete, ma addirittura li cura: soggetti con diabete, che dovevano ricorrere ad insulina e ipoglicemizzanti orali, con tre ore alla settimana di corsa sono riusciti a dismettere gradualmente la terapia, con ovvii benefici. Il messaggio che si vuole lanciare è chiaro: chi già corre non ha bisogno di leggere questo articolo per stimolarsi, piuttosto serve a promuovere e diffondere la cultura sportiva e una sana alimentazione.