Ciclisti in fila

E’ sotto gli occhi di tutti che in diverse circostanze, gare ufficiali, allenamenti, o altre occasioni, ci sono episodi (per fortuna di rado luttuosi) in cui atleti anche di buon livello, amatori e non, si rendono loro malgrado protagonisti di accidenti cardiovascolari: arresti cardiaci, infarti, aritmie, eccetera. E tutto ciò succede nonostante il livello dei controlli medico-sportivi è molto alto (in Europa è riconosciuto che la tutela sanitaria degli atleti in Italia ha standard di buon livello).

Perchè succedono incidenti sanitari nonostante l'idoneità sportiva?

Questo articolo nasce dalla necessità di dare risposte ad amici e semplici pazienti che mi pongono tutti la stessa domanda: ma perché avvengono queste cose, anche quando la visita di idoneità sportiva è andata bene? Bisogna innanzi tutto dire che la visita di idoneità sportiva, agonistica e non, stabilita per legge, ha uno standard di rilevamenti che permette, in buona parte, se la visita è ben effettuata, di "garantire" l'atleta che vuole fare sport. Questa garanzia, stabilita per legge in un anno (tanto vale la durata del certificato), bisogna pur tuttavia ammettere, da medico, che è una garanzia in parte falsata: non dalla bontà dell’operato del medico, né dalla buona volontà del paziente atleta, ma per una serie di fattori, definibili come ambientali, che nel tempo possono modificare il rischio di accidenti cardiovascolari di una persona.

Quali sono le condizioni "ambientali" che modificano lo stato di idoneità dello sportivo?

Detta in termini semplici, avere ottenuto la idoneità sportiva non ci rende immuni da un certo rischio, che può essere legato ad altri fattori. Quali? Provo a fare un elenco semplice, per dare una idea ai tanti che fanno sport, di quei comportamenti e situazioni che espongono un atleta, anche di buon livello, a rischiare la vita in gara.

Non si deve fare dell’erba tutto un fascio, ma tuttavia si deve stare attenti:

  1. Condizioni climatiche: il troppo caldo (specie con alto tasso di umidità) ed il troppo freddo sono condizioni climatiche avverse che possono esporre soggetti più sensibili al rischio di accidenti cardiovascolari. Il colpo di calore, la disidratazione da eccesso di umidità, la respirazione di aria calda umida, sono tutti fattori che possono causare squilibri idroelettrolitici anche gravi, che possono indurre delle aritmie o degli scompensi cardiaci. Allo stesso modo, il freddo intenso, se non adeguatamente contrastato, può causare degli spasmi delle arterie e causare quelli che in medicina si indicano come “infarti a frigore”.
  2. Sovraccarichi di allenamenti o gare: specie negli atleti di buon livello, il rischio di un eccessivo sovraccarico di lavoro e di gare, nonostante le buone condizioni fisiche, può favorire l’insorgenza di microlesioni  cardiache che, silenti, possono progressivamente inficiare il buon funzionamento del cuore. Dunque è molto importante saper centellinare le proprie forze, senza abusare dei limiti indotti dal corpo.
  3. Condizione nervosa o concomitanti patologie extra-cardiache: in diverse circostanze, atleti con una perfetta performance cardiaca si sono trovati a dovere “combattere” contro aritmie indotte da condizioni patologiche extracardiache di cui magari sconoscevano l’esistenza o non la consideravano in adeguata misura: possono causare aritmie patologie comuni come l’ernia iatale, il reflusso gastroesofageo, patologie della tiroide, disfunzione dei surreni, malattie infettive (anche una banale influenza altera il profilo ematico e può favorire gli infarti sotto sforzo fisico!), eccetera. Chi dunque sa di avere patologie come queste, deve anche sapere come comportarsi, specie nel pre gara.
  4. Uso di farmaci: è la nota più dolente che un medico deve sottolineare. Senza fare neanche un cenno al doping (e chi ne fa uso è un imbecille di prima categoria che se la va a cercare ed andrebbe penalmente sanzionato), esistono tuttavia molti casi di condizioni patologiche cardiache indotte dall’uso di farmaci non necessariamente rientranti nella categoria del doping. Senza fare nomi e cognomi, un esempio di farmaco che comunemente si usa per molte condizioni patologiche, che può causare danni cardiaci è il FANS. Con questo acronimo si indicano gli anti-infiammatori; chi non ne ha mai fatto uso? È scientificamente riconosciuto che tutti i FANS hanno, tra i possibili effetti collaterali, la possibilità di causare accidenti cardiovascolari (studi epidemiologici lo hanno dimostrato); se un soggetto sedentario fa uso di FANS magari per un dolore al ginocchio, e si espone a questo rischio, a che rischio si espone un atleta che si imbottisce di FANS, sempre magari per un dolore ad un ginocchio, che poi decide di fare la gara comunque?! Per non parlare poi di altri farmaci, come gli antibiotici, o i diuretici o i cortisonici. Basta leggere quello che comunemente viene chiamato bugiardino, allegato alla scatola dei farmaci, per capire il rischio cui ci si espone: se si fa sport questo rischio decuplica!
  5. Sottovalutazione del rischio: chi corre, chi fa sport intensamente, spesso fa un carico di endorfine (neuro-ormoni del benessere) che lo rendono psicologicamente immune da malattie. Quanti atleti agonisti, leggendo certi articoli di cronaca pensano “a me non può succedere, sto benissimo”? sono tanti ve lo garantisco. Il senso di autostima è molto importante per un atleta, la sensazione di benessere è qualcosa che lo appaga e lo spinge alla ricerca di nuovi e più stimolanti traguardi personali, tuttavia consiglio sempre di non sottovalutare involontariamente i segnali del corpo. Degli affaticamenti anomali, delle risposte atletiche incongrue, dei cali prestativi immotivati, devono sempre spingere l’atleta a verifiche e non a spingere sull’acceleratore! Anticipare la visita di idoneità sportiva, oppure approfondire a priori con un ecocardiogramma o con un test ergometrico massimale on con un holter ECG non significa sentirsi malati, significa volersi bene…

Potrei andare avanti all’infinito, ma non è il caso. Questo articolo spero serva a stimolare il buon senso in chi fa sport anche a livelli intensi e con buoni risultati …  “Se siamo tutti sotto lo stesso cielo, in fondo non siamo poi così distanti”; ciò significa che un atleta è certo meglio di un sedentario, ma non per questo non rischia tanto quanto…