Bambina che si eè fatta male al ginocchio

In molti referti medici viene sempre più usato il termine bone bruise, che spesso mette in allarme chi, non competente del settore, non riesce ad identificare il problema. Le due parole, inglesi, indicano una "contusione ossea", dunque il bone bruise è il termine usato per indicare gli esiti di lesioni traumatiche dirette (contusioni in genere) da un forte impatto a seguito di incidenti attività sportive o cadute.

Brevi cenni anatomici

I termini contusione ossea o osteocondropatia sono alternativamente usati per indicare la medesima condizione clinica, caratterizzata da forte dolore che può anche durare per settimane o mesi, con limitazione funzionale. Ma qual è il processo che porta al bone bruise?

Nel corpo umano lo scheletro rappresenta la struttura portante e di protezione dell'organismo, una sorta di impalcatura, in cui si identificano una componente detta scheletro assile (comprende le ossa del cranio del torace e della colonna vertebrale che insieme formano l’asse longitudinale del corpo) e una componente detta scheletro appendicolare (comprende le ossa degli arti superiori e inferiori ed i cingoli scapolare e del bacino che li collegano al tronco).

I componenti dello scheletro, le ossa, si distinguono anatomicamente in base alla loro forma in: 

  • ossa lunghe (sono lunghe e sottili con un’asta e due estremità, come le ossa degli arti)
  • ossa brevi (sono ossa cubiche come le vertebre)
  • ossa piatte (sono sottili e forniscono protezione come le ossa del cranio).
  • ossa irregolari (hanno forme complesse e non rientrano nelle precedenti categorie, come ad esempio le ossa del bacino).

A livello strutturale le ossa non sono costituite da una matrice amorfa, sono un tessuto vivo, rigido ed elastico al contempo, in cui si identificano diversi tipi cellulari:

cellule osteoprogenitrici, staminali non specializzate che originano gli osteoblasti;

  • osteoblasti, che sintetizzano e secernono collagene;
  • osteociti, principali componenti del tessuto osseo;
  • osteoclasti, che secernono enzimi e acidi lisosomiali per digerire la matrice extracellulare.

Queste cellule sono "impastate" nel resto del tessuto a costituire le ossa, secondo due modalità che consentono di distinguere:

  • tessuto osseo compatto (disposto in unità ripetute dette osteoni o canali di Havers. Nel canale centrale di ogni osteone passano vasi sanguigni e linfatici e nervi per "nutrire" le cellule)
  • tessuto osseo spugnoso (costituito da unità dette trabecole, sono un reticolo irregolare di sottili colonne ossee, riccamente vascolarizzato per dare nutrimento alle cellule)

Cos'è l'osteocondropatia o bone bruise?

Dunque nell'osso c'è sangue! Da qui si spiega il concetto di contusione ossea: un trauma può sì spezzare un osso e dunque causare una frattura, ma può anche determinare un quadro clinico, quello del bone bruise, in cui il trauma determina appunto un disturbo anatomico del circolo vascolare dell'osso; dunque il bone bruise può considerarsi il corrispettivo osseo del livido che tipicamente, in modo bluastro, caratterizza le contusioni della cute o delle parti molli di un corpo esposto ad un trauma contusivo.

Rispetto ad una frattura ossea, dove tutto l'osso è rotto (o in parte), nel bone bruise solo alcune trabecole ossee risultano "ferite" in una contusione ossea. In alcuni casi la distinzione tra infrazione ossea e bone bruise è sottile, e le due condizioni si possono anche sovrapporre.

Come si provoca l'osteocondropatia o bone bruise?

Dal punto di vista epidemiologico, i più frequenti episodi di bone bruise riguardano il ginocchio, il polso, il tallone, il piede, o l'anca. In base alla zona di coinvolgimento osseo, ci sono tre tipi di contusioni ossee:

  • ematoma sottoperiosteo (l'infarcimento emorragico coinvolge il periostio, la "buccia" che avvolge l'osso)
  • ematoma interosseo (la ecchimosi interossea si verifica comunemente in ginocchia e caviglie, a seguito di sanguinamento traumatico all'interno dell'osso)
  • ematoma sub condrale (il versamento emorragico si posiziona tra la cartilagine di rivestimento dell'osso l'osso sottostante)

Impatti sportivi, cadute accidentali, traumi stradali sono le cause più comuni di un bone bruise, il cui approccio è classicamente costituito dal protocollo RICE:

  • riposo dell'articolazione colpita
  • immobilizzazione dell'articolazione colpita
  • congelamento della parte ossea contusa
  • elevazione in scarico (nel caso di arti) dell'osso contuso

Come si diagnostica l'osteocondropatia o bone bruise?

L'accertamento radiografico in prima istanza è utile per escludere una frattura, se tuttavia dopo la prima settimana i dolori (con relativo gonfiore della parte contusa) e la limitazione funzionale persistono, diventa utile qualche accertamento ulteriore, ma la diagnosi di bone bruise nella gran parte dei casi si basa sull'esito di una risonanza magnetica, che consente di analizzare le trabecole ossee in maniera più fine.

Come si cura l'osteocondropatia o bone bruise

Nella fase di riposo presidi importanti per accelerare il recupero sono:

  • farmaci antidolorifici (paracetamolo e codeina tipicamente)
  • farmaci anti-infiammatori (prevalentemente ibuprofene e derivati)
  • farmaci che aiutano a fluidificare il sangue e a favorire il drenaggio dell'ematoma e della flogosi (escina, arnica, bromelina, eparina sodica)
  • fisioterapia (tutti gli strumenti elettromedicali che veicolano il drenaggio vascolare, dunque tecarterapia, ultrasuoni, onde 'urto a bassa intensità)
  • integratori alimentari (antiossidanti e integratori di acido ialuronico e integratori di glucosaminoglicani sono consigliati nei più giovani)

La ripresa delle funzioni è spesso graduale, e nella gran parte dei casi il ripristino completo da un bone bruise si ha a uno-due mesi (è una media ovviamente) dall'infortunio.