elettrocardiogramma

Quando un medico usa il termine blocco atrioventricolare, al termine di un controllo cardiologico e di un elettrocardiogramma, in genere il paziente sbianca in viso. E' il termine "blocco" che fa pensare al peggio! Tuttavia, la dizione in sé non è certo terribile, né palesa la necessità di chissà quale intervento terapeutico.

Cos'è il blocco atrioventricolare?

Con il termine blocco atrio-ventricolare si indica una bradicardia, parola derivata dal greco con cui si indica un cuore con lento battito. La condizione di bradicardia è di frequente riscontro e può essere asintomatica, molto comune tra gli atleti, proprio perché indotta dalla regolare attività fisica.

Il blocco atrioventricolare di I grado è un disordine della conduzione elettrica dell’impulso che fa contrarre ritmicamente il cuore, la cui eziologia può essere varia: congenita, dunque presente sin dalla nascita, o secondaria a fattori ambientali (allenamento, manovre vagali, sonno) o a condizioni patologiche (ischemia, ipertensione, cardiopatie congenite, alterazioni elettrolitiche, uso di farmaci, pericarditi, malattie polmonari, eccetera).

Quali sono i sintomi del blocco atrioventricolare?

La condizione è comunemente asintomatica, raramente si associa a sintomi come presincope, sincope, confusione, perdita di memoria, dolore toracico, palpitazioni e malessere.

Come si diagnostica il blocco atrioventricolare?

Un approccio clinico adeguato si basa su tre elementi:

  1. storia clinica (anamnesi),
  2. visita medica (esame obiettivo),
  3. elettrocardiogramma basale.

In alcuni casi, quelli in cui il blocco atrioventricolare di primo grado si associa a sintomi, possono essere consigliabili altri accertamenti, come il monitoraggio con elettrocardiogramma Holter 24h, ecocardiogramma basale, test ergometrico massimale, angiografia coronarica, studio elettrofisiologico.

Si parla di blocco atrioventricolare di 1° grado quando nell’elettrocardiogramma l’intervallo PR tra l’onda P (che corrisponde alla contrazione degli atri)  e la contrazione ventricolare (R) è superiore ai 200 msec.

Dunque, il mio parere è che di fronte ad un primo riscontro di elettrocardiogramma con un blocco atrioventricolare di 1 grado per la prima volta, è opportuno approfondire senza fasciarci la testa.

Una volta verificata l’assenza di patologie associate, non c’è nulla da preoccuparsi, i riscontri successivi saranno routine. Se invece ad una persona con un elettrocardiogramma antecedentemente normale,  si riscontra, in successivo elettrocardiogramma, questa anomalia, appare evidente la necessità di riscontri (anche esami di sangue al fine di analizzare i sali minerali, come calcio, sodio e potassio) per verificare se ci sono state evoluzioni in senso negativo della funzione cardiaca.