Bambino che inala un broncodilatatore

L'asma da sforzo è una accezione molto generica che comunque si usa nella medicina per indicare una condizione patologica che si scatena solo (o prevalentemente) con l’attività fisica e specie nei periodi freddi o invernali.

Cos'è l'asma da sforzo?

Di fatto l’asma da sforzo è riconducibile ad una condizione patologica caratterizzata da uno broncospasmo indotto dall’esercizio fisico: i bronchi, a seguito di sforzi fisici, attivati neurogenicamente da un fattore allergizzante correlato allo sforzo, si restringono e riducono il passaggio di aria e dunque gli scambi respiratori durante l’esercizio fisico.

Il paziente, dunque, si ritrova in “debito di ossigeno” in maniera precoce e si vede costretto suo malgrado a fermarsi. Il broncospasmo indotto dall’esercizio fisico ha intensità e durata variabile, e richiede due fattori scatenanti: un esercizio fisico intenso ed una iperreattività bronchiale.

Chi è soggetto all'asma da sforzo?

L'asma da sforzo colpisce comunemente ragazzi o adulti giovani che abbiano avuto, nella loro storia clinica episodi di asma o comunque patologie dell’apparato respiratorio (bronchiti, polmoniti) pregresse che rendano i bronchi più sensibili alle variazioni di stato fisico del paziente.

Quali sono i sintomi dell'asma da sforzo?

La familiarità per allergie è condizionante. Sintomi e segni tipici di questa condizione sono:

  • assenza di sintomi a riposo
  • difficoltà respiratoria (dispnea) che comunemente insorge al termine di uno sforzo fisico
  • tosse stizzosa e sibilante
  • ipostenia (riduzione della forza)
  • astenia profonda (occasionale)
  • malessere generale
  • sincope (sensazione di svenire) e necessità di sdraiarsi

Come si diagnostica l'asma da sforzo?

Di fronte ad un individuo che presenti questi sintomi, bisogna innanzi tutto indagare cuore e polmoni: un elettrocardiogramma a riposo, un eventuale elettrocardiogramma sotto stress, un ecocardiogramma sono utili per allontanare il rischio di una patologia cardiaca seria. A questo deve seguire una indagine dell’apparato polmonare: spesso la visita medica e una eventuale radiografia del torace sono negativi, ed anche la spirometria semplice a riposo può dare esito negativo.

La spirometria serve a diagnosticare l'asma da sforzo?

La spirometria è un test con cui si analizza la capacità del polmone di introdurre ed espellere aria (calcola dunque i volumi respiratori). In un paziente con asma da sforzo, la spirometria semplice a riposo è negativa, dunque può essere utile solo dopo uno sforzo fisico: la tipica variazione del calibro bronchiale evidenziabile con la misura del volume espiratorio massimo in un secondo (VEMS) o PEF (picco di flusso espiratorio), in corso di broncospasmo indotto da esercizio fisico, è rappresentata da un incremento di questo parametro per temporanea bronco dilatazione, cui segue un progressivo decremento, detta fase bronco-ostruttiva, con un reale picco tra il 10° ed il 15° minuto del ristoro ed un recupero spontaneo in 30-60 minuti.

Vi sono poi test respiratori effettuabili con lo spirometro, attraverso la somministrazione di farmaci, che possono confermare questa diagnosi, così come sono opportuni, di fronte ad un sospetto di broncospasmo allergico, dei controlli allergologici e la identificazione di eventuali fattori allergizzanti.

Quali sono le terapie per l'asma da sforzo?

La terapia per l'asma da sforzo, consiste, nella fase acuta, nel fermarsi e prendere fiato: la somministrazione per via inalatoria di broncodilatatori aiuta a ridurre i tempi di recupero. Fondamentale, di fronte ad una diagnosi di broncospasmo allergico, è poi la prevenzione, che si basa su due elementi:

  • Trattamento farmacologico: si possono usare diversi farmaci, somministrabili per bocca o per via inalatoria, prima dell’attività fisica, per allineare i parametri respiratori. Dalla teofillina, ai beta2-agonisti, dai cromoni agli anticolinergici, dagli antileucotrienici agli antistaminici, tutti sono farmaci validi per il controllo della malattia. Va da sé che molti di questi prodotti sono considerati anche “dopanti”, dunque per chi fa sport a livello agonistico la comunicazione dell’uso di questi prodotti è obbligatoria, per non incorrere in eventuali sanzioni previste nel caso di doping.
  • Trattamento non farmacologico: selezione di luoghi per allenarsi ad hoc, ambienti a temperatura calda e a basso tasso di umidità, evitando possibilmente ambienti troppo chiusi o piccoli, usare sciarpe o fascia colli per “riscaldare” l’aria che si respira (l’aria fredda irrita i bronchi e stimola il broncospasmo), aumentare il programma di riscaldamento in vista di uno sforzo fisico.

Quali sport possono indurre l'asma da sforzo?

Può sorgere una domanda spontanea: quali sono gli sport che maggiormente inducono stress respiratorio e dunque possono facilitare l'asma da sforzo? Ad alto rischio asmogeno sono gli sport che richiedono alti livelli di ventilazione polmonare: corsa sostenuta, ciclismo, calcio, pallacanestro sono tra questi, tuttavia gli sport con basso rischio asmogeno (nuoto, marcia, scherma, pallavolo) non possono essere esclusi a priori. Chi soffre di asma da sforzo può sempre percepire che qualcosa non va: nessuno è miglior medico di se stesso!