Allergie ai polliniIn Italia, quando giunge la primavera, oltre all’esplosione di colori che caratterizzano le nostre terre, si assiste anche ad altre “esplosioni”: gli starnuti di tanti che, nella stagione della rinascita, soccombono alle allergie ai pollini.

Quando pioggia, neve e basse temperature abbandonano la nostra penisola, i pollini riescono a diffondersi nell'aria scatenando le reazioni allergiche più disparate: se non colpiti personalmente, non c’è italiano che non conosca almeno un parente, un amico o un semplice conoscente che non sia allergico ad essi! Ma cosa è l’allergia? Come si manifesta, e perché? Come curarla o prevenirla?

Senza voler tediare nessuno, racconto in sintesi da dove nasce questo diffuso problema medico: il corpo umano, nel proprio sangue, ha gli anticorpi, piccoli difensori dell'organismo dagli attacchi di agenti esterni (virus, batteri, parassiti). Questi anticorpi prendono il nome di immunoglobuline (IG).

Ne esistono diverse forme, definite genericamente come IgA, IgM, IgG, IgE, ognuna delle quali riveste compiti ben precisi. Nell'organismo umano le IgE, in particolare, vengono prodotte per difendere il corpo dai parassiti (zecche, pulci, pidocchi, scabbia, eccetera), che nei decenni e secoli passati rappresentavano un veicolo infettivo importante anche di altre malattie.

Nel tempo, il miglioramento delle condizioni igieniche ha permesso di ridurre, e di debellare il rischio di queste malattie, ma i nostri corpi hanno continuato a produrre IgE, le quali, ad oggi, non trovandosi “avversari” da battere, confusi dalla presenza di tanti elementi chimici inorganici ed organici che ammorbano l'aria che respiriamo, riconoscono (erroneamente) nel polline un agente nocivo per la nostra salute ed innescano un processo reattivo infiammatorio che, portandole a moltiplicarsi, in realtà non producono alcuna difesa, anzi, solo effetti collaterali per il nostro organismo.

I pollini rilasciati da alberi e piante responsabili dei sintomi allergici nel periodo primaverile vengono liberati nell'aria, in concentrazioni variabili secondo il periodo e le condizioni climatiche (temperatura, umidità, vento) ed a loro volta rilasciano il loro contenuto che entrando in contatto con le mucose dei soggetti allergici scatena alcune cellule dell'infiammazione, dette mastociti, ad accentuare la produzione di IgE specifiche che si legano a questi pollini avviando la risposta che non è di difesa, appunto, ma allergica.

Le allergie primaverili derivanti dai pollini dunque sono conseguenza di un mix di fattori:

  • fattori congeniti ereditari (un bambino con genitori non allergici ha il 15% di possibilità di essere colpito da allergie, un bambino con solo un genitore allergico ha il 25% di possibilità di sviluppare allergie, mentre un bambino con entrambi i genitori allergici ha dal 70 all’80% di probabilità di sviluppare allergie)
  • fattori ambientali (vivere in città, con inquinamento atmosferico, uso eccessivo di aria condizionata, il fumo di sigaretta, vivere eccessivamente in ambienti chiusi accentua il rischio di allergie)
  • intolleranze alimentari (l’uso di alimenti che contengono conservanti, additivi di varia natura e coloranti può accentuare il rischio di “confondere” le IgE che fisiologicamente produciamo e dunque di determinare reazioni avverse. In tal senso bisogna comunque affermare che l’effetto allergizzante di alcuni alimenti dipende non solo da eventuali coloranti ma dagli alimenti stessi: cacao, frutta secca, farine, uova, pesce e crostacei, formaggi e latte, pomodori, mais, frutta come arance, pesche e ciliege possono accentuare i processi allergici)
  • uso di farmaci (vi sono alcuni farmaci, come antibiotici ed anti-infiammatori, tra i più comuni, che possono nel periodo primaverile contribuire ad innescare quel corto circuito biologico che scatena le allergie)

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