LatteQuando dunque ci sono condizioni necessarie per una alimentazione artificiale del lattante, bisogna indirizzarsi innanzi tutto verso il latte di vacca, valido dal punto di vista nutrizionale, ma “fisiologicamente” infetto.

La sua sterilizzazione dunque è importantissima e si può ottenere con:

  • stassanizzazione: il latte viene portato a 75°C per circa 15 secondi e poi raffreddato immediatamente a 4°C.
  • pastorizzazione alta: il latte è portato a 75-90°C per circa 15 minuti.
  • Pastorizzazione bassa: il latte è portato a 65°C per 30 minuti circa.
  • Bollitura.

Il latte vaccino rispetto al latte materno si presenta con maggior quota di proteine e sali e più bassa quantità di zuccheri. È dunque più nutriente, a parità di peso, e dunque può favorire la comparsa di allergie o alterazioni gastrointestinali da cattiva digestione, da qui la necessità di diluirlo, aggiungendo dei glucidi (zuccheri) per correggerne il valore calorico. I glucidi più usati sono il maltosio (Glucilat o Nidex i più famosi) ed il saccarosio, il liquido per diluire è in genere l'acqua bollita o l'acqua minerale non gassata oligominerale (ad esempio Panna, Sangemini, eccetera).

In alcuni casi lo zucchero può essere sostituito parzialmente da farine, oggi prodotte in modo precotto (ad esempio Decoriso Mellin, crema di riso, Nestum Nestlè, Miluris Milupa, eccetera).

Esistono poi in commercio dei prodotti in polvere costituiti da farina per il 70-80% e latte in polvere per il 15%, alimenti sbilanciati qualitativamente da limitarsi ad una volta al giorno. Un prodotto ormai in voga in occidente, per motivi commerciali, sociali, culturali e familiari, è rappresentato dai latti formulati, o formule, alimenti in polvere sostitutivi del latte materno, profondamente modificati dal latte vaccino da cui originano, in modo da riprodurre il più possibile il modello naturale.

Pastorizzazione, concentrazione, omogeneizzazione, polverizzazione sono i processi da cui si ottengono queste formule o latti formulati, la cui classificazione può essere la seguente:

  • formule non adattate (tradizionali o acidificate, di prima generazione, modificate di seconda generazione)
  • formule parzialmente adattate (terza generazione)
  • formule adattate (quarta generazione)

Alle formule tradizionali appartengono prodotti che presentano le stesse caratteristiche e dunque gli stessi vantaggi e svantaggi del latte vaccino (nektarmil 2, Galliasec azzurro, eccetera).

Alle formule acidificate appartengono formule che si ottengono dalla acidificazione del latte vaccino (addilat, pelargon, pantolac), mediante l’aggiunta di agenti batterici fermentanti, sì da ottenere dei prodotti più facilmente digeribili. Tuttavia in presenza di fattori di rischio, facilitano i processi di acidosi metabolica del neonato.

Alle formule modificate appartengono latti con modifiche peculiari (sostituzione del grasso lattico con oli vegetali, e/o incremento degli zuccheri con aggiunta di fruttosio, amidi o malto destrine); queste formule (Dodelac, Nidal, Humana Baby-Fit) sono intese più come “latti di proseguimento” e presentano pregi e difetti del latte vaccino normale.

Alle formule parzialmente adattate appartengono latti con un maggior contenuto proteico rispetto a quelle adattate, ed hanno come riferimento, in termini qualitativi e quantitativi, il latte materno piuttosto che il latte vaccino (Aptamil, Similac, Auxolac, eccetera).

Alle formule adattate appartengono alimenti derivati dal latte vaccino ma profondamente modificati e integrati, così da riprodurre in modo piuttosto fedele il latte materno (Mellin 1, Nativà, Preaptamil, Nidina, eccetera). Questa notevole somiglianza al latte materno è pagata cara dall’utente finale (basta guardare i prezzi…).

Se ti è piaciuto l'articolo o lo ritieni utile, lascia un commento e clicca su "Mi piace".

Leggi anche: Alimentazione del neonato Prima parte.