Alimentazione del neonatoLa premessa in questo articolo è la seguente: nulla è più nutriente del latte materno, per un neonato, con buona pace di tutte le ditte e le industrie che producono latte per neonati! Detto questo, non si deve considerare il latte “artificiale” come una cosa negativa, anzi, deve e può rappresentare un ottimo presidio per l'alimentazione di quei neonati che non possono assumere, per vari motivi, il latte materno, la cui produzione fisiologicamente attraversa le seguenti fasi:

  1. iperplasia della mammella (durante la gravidanza la mammella materna aumenta di volume per un aumento del volume delle ghiandole e per un incremento sanguigno delle stesse);
  2. lattogenesi (detta montata lattea, è il processo che porta alla produzione di latte, attraverso un mix di stimoli ormonali, quali la prolattina, il TSH, gli ormoni tiroidei fT3 e fT4, i corticosteroidi; la secrezione avviene dopo il parto);
  3. galattopoiesi (è la fase di mantenimento nella produzione del latte materno, dipendente da diversi fattori neuro-psichico-ormonali: riflesso mammillo-diencefalo-ipofisario, riflesso di eiezione, stimolazione del sistema nervoso vegetativo, stato psichico della mamma).

Appare evidente che in sintesi la lattazione è un processo la cui funzione dipende essenzialmente dallo stimolo della suzione e dalla emotività materna. E’ chiaro poi che affinché il latte materno sia gradito al bambino (nella maggior parte dei casi lo è!) ci sono semplici regole di vita, igiene ed alimentazione che la mamma deve seguire:

  • alimentazione equilibrata (la dieta mediterranea è indicata come la migliore, per calorie, elementi nutrizionali, sali minerali ed oligoelementi contenuti. Il latte materno prodotto diventa un alimento nutriente a 360°!);
  • adeguata idratazione (bisogna introdurre almeno due litri di acqua al giorno. Poca acqua significa latte materno più denso e dunque più difficile da succhiare per il neonato!);
  • allontanamento di alcool e farmaci (possono alterare a livello organolettico il gusto del latte);

La razione alimentare giornaliera del neonato (da suddividere nel numero dei pasti), varia in base all'età e al peso corporeo del lattante. Una regola mnemonica semplice per valutare quanto latte un neonato deve mangiare può essere la seguente:

[peso corporeo in chilogrammi del lattante] (comprese 2 cifre decimali) + 200 = razione alimentare giornaliera

La razione va poi suddivisa in base al numero dei pasti; dunque se un bambino pesa 4,00 kg, la sua razione di latte giornaliera è [400] + 200 = 600 g di latte. Se fa quattro pasti, la razione per pasto è di 150 g di latte.

L’inizio dell’allattamento al seno deve essere il più precoce possibile (6-12 ore di vita), sia per aumentare la secrezione lattea, sia la sua persistenza nel tempo. Molto importante poi è che tutti i neonati ricevano il colostro, un bolo di immunoglobuline (anticorpi) contenuto nel primo latte materno, una sorta di antibiotico naturale che lo difende in questa fase iniziale. Sul numero e frequenza di poppate, le considerazioni sono diverse. Personalmente si consiglia un allattamento ad orari flessibili anche se, una volta avviato l’allattamento, esso può continuare con maggiore regolarità (6-7 poppate al giorno). Se il latte è sufficiente basta controllare il peso del neonato: dopo il periodo del fisiologico calo ponderale, mediamente il peso del bambino deve aumentare con un ritmo di circa 25-35 g al giorno (200 g in media alla settimana).

Il divezzamento (la sostituzione di un pasto di latte con un alimento diverso sino alla graduale sostituzione di tutti i pasti con alimenti solidi) è consigliato in funzione dello stato di salute del neonato, in funzione della maturazione funzionale dell’apparato digerente e del rene, e favorisce un adeguato sviluppo psicomotorio.

Controindicazioni all’allattamento materno ve ne sono e si distinguono in due ordini:

  • cause dovute alla madre (scarsa o assente produzione di latte della madre, ipogalattia o agalattia; malattie invalidanti della madre come cardiopatie o nefropatie; malattie infettive croniche come la tubercolosi, acute come il tifo; gravi malformazioni del capezzolo; uso di droghe o farmaci da parte della madre)
  • cause dovute al neonato (atresia delle coane, gravi malformazioni del cavo orale come il labbro leporino, lesioni nervose che impediscano la suzione, l’immaturità del neonato nato precoce). Se in eccesso, il latte materno (ma i casi sono rari) può dare disturbi al neonato:
    • disturbi da iperalimentazione (i disturbi di quando si mangia troppo sono noti anche ai grandi: vomito di coaguli, vomito acido, dolori e crampi addominali, feci abbondanti e maleodoranti)
    • disturbi da ipoalimentazione (si manifestano quando il latte è insufficiente: arresto dell’accrescimento del neonato, riduzione del peso, feci scarse)
    • disturbi da modificazioni qualitative del latte (in presenza di un latte grasso, coliche addominali gassose, diarrea grumosa e puzzolente, con conseguente eritema dei glutei sono la norma. In caso di intolleranza, rara ma possibile, al latte di donna (per intolleranza ai disaccaridi, i sintomi invece sono di malessere generale, con vomito, diarrea acquosa, agitazione e pallore).

In tutti questi casi, l'alimentazione artificiale diventa presidio indispensabile per la sana crescita del bimbo.

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Leggi anche: Alimentazione del neonato. Seconda parte.