Tumori benigniI termini Schwannoma, Neurinoma o Neurilemoma, sono usati in medicina per indicare un tumore benigno capsulato a lenta crescita che origina dal tessuto le cui cellule (cellule di Schwann) costituiscono una sorta di guaina dei nervi periferici. Se ne sente parlare poco, ma in realtà è più frequente di quanto si pensi, colpendo prevalentemente soggetti di ambo i sessi con età tra i 20 ed i 50 anni.

Raramente raggiunge grandi dimensioni e di solito la sua grandezza è inferiore ai 5 cm; la sua crescita infatti (in genere sviluppa come un nodulo rotondo ben definito, mobile sui piani profondi e dolente alla digitopressione) determina una compressione del nervo di origine e dunque quasi subito i sintomi diventano insistenti e talora debilitanti.

Il tumore può derivare da qualsiasi nervo periferico (sensitivo e motorio), ma le sedi più frequenti sono i rami del nervo peroneo (gamba) o del nervo ulnare (avambraccio) o le radici spinali (sulla colonna vertebrale dunque). La diagnosi si basa sulla valutazione clinica del paziente e su accertamenti strumentali come la risonanza magnetica che evidenzia la massa specie nelle immagini longitudinali.

L’elettromiografia può essere utile per verificare se la massa, comprimendo il nervo di origine, possa determinare dei fenomeni degenerativi o un danno permanente al nervo e si può effettuare più volte per verificare il recupero del nervo danneggiato.

Il trattamento è ovviamente di tipo chirurgico, e consiste nella asportazione della massa, una escissione con assenza di possibilità di recidiva locale. Quando lo schwannoma nasce da un tronco nervoso motorio principale, bisogna stare attenti a non toccare il nervo e a non lasciare tessuto tumorale, poiché aumenterebbe il rischio di recidiva locale.

In questo senso grandi problemi può causare lo schwannoma del nervo sciatico. Lo schwannoma ha anche una variante cellulare, che prende il nome di neurofibroma, tipica della neurofibromatosi, malattia cronica invalidante, ed in questi casi recidive e degenerazioni maligne possono essere possibili :da qui la necessità di uno studio istologico al momento della escissione. Dopo la rimozione della massa, gli eventuali esiti legati al danneggiamento del tessuto nervoso, vanno curati con approccio multidisciplinare:

  • integratori per il tessuto nervoso danneggiato: acido alfalipoico, L-acetilcarnitina, vitamina B
  • fisioterapia (scollamento di eventuali aderenze, rieducazione neuromotoria, esercizi propriocettivi, potenziamento muscolare)
  • attività sportiva (nuoto, bici, corsa)