lombosciatalgiaMolti pensano che la lombosciatalgia sia una malattia, in realtà il termine indica un sintomo, relativo alla sofferenza di un nervo, che origina dal midollo spinale e che si porta all’arto inferiore nell’uomo con duplice funzione motoria e sensitiva. La radice nervosa di cui si parla è il nervo ischiatico, da cui il termine, usato circa 600 anni fa di “sciatica” o “sciatalgia” o “lombosciatalgia”.

Questo nervo origina dal midollo spinale ed esce dalla colonna vertebrale tra l’ultima vertebra lombare e la prima sacrale. Una sua irritazione, infiammazione o compressione determina il quadro sintomatologico della lombosciatalgia, dolore che spesso origina in sede lombare o su uno (o entrambi) dei glutei, che si irradia lungo il percorso del nervo, generalmente sulla regione laterale della coscia e della gamba. Nelle forme più acute e serie, il dolore arriva ad irradiarsi sino alle dita del piede.

La sintomatologia dolorosa non è mai da sola, spesso è accompagnata da un corollario di sintomi:

  • riduzione della forza (ipostenia);
  • contrattura muscolare e limitazione funzionale dell’arto con zoppia e limitazione della ortostasi;
  • riduzione della sensibilità (ipoestesia);
  • alterazione della sensibilità (il paziente riferisce sensazione di sughero al tatto, o formicolii sulle gambe, o la sensazione di bagnato; in alcuni casi l’arto può sembrare ghiacciato al paziente, o addirittura avere vampate di calore).

Da quanto descritto appare evidente che il quadro clinico è fortemente invalidante e dunque è necessario, curare la sintomatologia e identificare la causa che, secondo le statistiche più recenti, nell’85% dei casi è rappresentata da una compressione meccanica del nervo secondaria ad una protrusione o ernia discale.

Meccanicamente, l’estrusione di materiale fibrocartilagineo dei dischi intervertebrali può impegnare il foro di uscita del nervo dal canale vertebrale e può quindi determinare una riduzione/interruzione del segnale neuromotorio con la manifestazione clinica sopra indicata. Un buon esame clinico medico può definire la diagnosi, escludendo anche altre cause, ma la diagnosi sicura di ernia al disco che determina la lombosciatalgia è consentita solo attraverso metodiche per immagine specifiche come la TAC o la Risonanza Magnetica; l’esame elettromiografico degli arti inferiori può darci informazioni relativamente allo stato di salute o di compromissione del nervo interessato. Di fronte ad una causa diagnostica definita, l’approccio terapeutico è finalizzato a due obiettivi:

  1. riduzione/eliminazione della sintomatologia;
  2. riduzione del fenomeno compressivo discale sul nervo.

Il primo punto si basa su uso di farmaci anti-infiammatori, antidolorifici, cortisonici, oppioidi, dati per bocca o intra-muscolo, da associarsi all’applicazione sulla regione lombare di fonti di tepore (termoterapia). Può essere utile l’uso di un busto lombare steccato per sostenere la colonna vertebrale e ridurre la sintomatologia dolorosa. La terapia riabilitativa in questo momento, attraverso specifici macchinari (correnti antalgiche, ultrasuoni, Tecar terapia, etc) ed attraverso manipolazioni finalizzate a decontratturare e scaricare la muscolatura in loco, rappresenta un supporto terapeutico di notevole importanza, ma sempre coadiuvato da tutti gli altri presidi terapeutici indicati.

Per la riduzione del fenomeno compressivo discale sul nervo, sono fondamentali la riduzione del peso corporeo (in presenza di sovrappeso o obesità), la ginnastica posturale, la terapia infiltrativa peridurale di ozonoterapia o farmaci, e la mesoterapia omeopatica, finalizzata alla disidratazione e riduzione del volume del materiale erniario. La ripresa delle attività sportive è sempre possibile, tuttavia bisogna limitare le attività con forte componente pliometrica (balzi): appare dunque evidente che bicicletta e nuoto sono da prediligere a sport con balzi e cambi di direzione.