Schema Ginocchio UmanoIl Tendine Rotuleo è un robusto tendine terminale del quadricipite, principale muscolo della coscia; teso tra la rotula e l'apofisi tibiale anteriore (protuberanza che si può palpare con facilità circa quattro dita sotto la rotula, sulla faccia anteriore della gamba), può infiammarsi a seguito di traumi diretti o indiretti: la tendinite rotulea è dunque una malattia infiammatoria che colpisce il tendine, ovvero la parte terminale di un muscolo, laddove questo si inserisce sull'osso.

Nella tendinite rotulea le alterazioni degenerative prevalgono su quelle infiammatorie: la tendinite è infatti caratterizzata da microlesioni che avvengono nel contesto del tendine, soprattutto in prossimità della sua inserzione ossea, per cui la definizione di tendinopatia rotulea è dunque più appropriata.

Tra le diverse forme cliniche la tendinopatia rotulea è una delle più conosciute per incidenza e gravità dei sintomi, ed interessa l'apparato estensore del ginocchio di quegli atleti che, per la loro attività, eseguono in modo intenso e ripetitivo, movimenti di corsa e salto, come ad esempio nella pallavolo, nella pallacanestro, nel salto in alto e nel calcio, nella corsa di fondo, mezzofondo e velocità.

Nei giovani la parte più debole è rappresentata dal punto di ancoraggio del tendine sulla tibia costituito da osso e cartilagine ancora immaturi. Nella maggior parte dei casi il processo interessa il tendine rotuleo, in corrispondenza della sua origine a livello del polo inferiore della rotula. La lesione si evidenzia attraverso una sintomatologia dolorosa del ginocchio anteriore, che insorge in alcuni atteggiamenti di base dello sport praticato (arti inferiori semiflessi, sia in posizione di attesa che di caricamento) e scompare dopo un periodo di riposo.

In alcuni casi il dolore può comparire dopo che il soggetto è rimasto a lungo seduto con il ginocchio flesso, o dopo aver guidato, al punto da obbligarlo ad eseguire energici movimenti di flesso-estensione del ginocchio per farlo scomparire. si manifesta con un dolore anteriore nell'area del tendine rotuleo. Il disturbo compare in principio solo durante l'allenamento, per recedere poi nelle ore successive. Con il tempo esso può cronicizzare, esacerbandosi ogniqualvolta il paziente salti o si pieghi sulle ginocchia (squat).

La classificazione delle tendinite rotulee più usata, anche a fini terapeutici e prognostici, è quella di Blazina (1973):

  • Classe 1: Dolore solo dopo l’attività
  • Classe 2: Dolore durante lo svolgimento dell’attività, ma che non limita la prestazione
  • Classe 3: Dolore durante l’attività che limita la prestazione
  • Classe 4: Rottura completa del tendine.

La diagnosi di tendinite rotulea è generalmente clinica, tuttavia indagini strumentali possono rappresentare un ausilio anche per inquadrare i tempi di recupero: l’ecografia muscolo-tendinea rappresenta lo strumento più adeguato per lo studio di un tendine, in quanto capace di dimostrare le caratteristiche lesioni tendinee (rotture, cisti, calcificazioni) e il grado di gravità delle stesse. Non bisogna mai sottovalutare una tendinite soprattutto se tende a durare a lungo e se l’esame ecografico dimostra una degenerazione della struttura fibrillare del tendine di grado elevato.

L'approccio terapeutico per la tendinite rotulea è standard: la sospensione dell'attività fisica per alcune settimane è il primo presidio terapeutico, cui può seguire l'assunzione di farmaci anti-infiammatori steroidei e non e la crioterapia (applicazione di ghiaccio con azione anti-infiammatoria a periodi alterni). Quando questo primo approccio terapeutico non è sufficiente a garantire la duratura risoluzione del disturbo, bisogna ricorrere a programmi riabilitativi specifici, quali lo stretching del quadricipite (così da diminuire la tensione del tendine stesso), applicazioni alternate di caldo e freddo, terapie fisiche strumentali quali gli ultrasuoni, la laserterapia, la ionoforesi, la magnetoterapia e la Tecarterapia; i trattamenti devono essere condotti con rigore, per evitare la cronicizzazione del fenomeno o , ancor peggio, la rottura delle fibre, evento catastrofico e molto temuto in ambito sportivo.

I pazienti nella classe 1 e 2 rispondono bene al trattamento conservativo, i pazienti con sintomi della classe 3 hanno una risposta più variabile. L'intervento chirurgico di shaving tendineo è indicato per i pazienti nella classe 1, 2 o 3 nei quali un trattamento conservativo protratto per un minimo di 3-6 mesi non hanno avuto effetto e per tutti i pazienti della classe 4. Alla ripresa delle funzioni, appare opportuno un programma di recupero atletico graduale, che non solleciti eccessivamente nelle prime fasi il tendine.

E' d'obbligo un riscaldamento molto graduale e l'applicazione di ghiaccio dopo l’attività fisica, esercizi di stretching, rinforzo a difficoltà crescente per consentire al tendine un graduale adattamento biologico; può essere utile in alcuni casi, per facilitare la rieducazione e l'attività sportiva, il confezionamento confezione di un tape sottorotuleo, fascetta che consente al muscolo di lavorare riducendo le forze di trazione sul tendine stesso.

In una prima fase bisogna concentrarsi sui seguenti punti (Esercizi di elongazione di ischio-crurali, rinforzo dell’arto inferiore nell’arco di movimento senza dolore con esercizi in catena cinetica chiusa, rinforzo globale, rinforzo dei flessori, abduttori, adduttori dell’anca ed esercizi di rinforzo a gamba estesa contro resistenza progressiva).

In una seconda fase il carico muscolare deve necessariamente aumentare (continuare con gli esercizi di elongazione e stretching muscolare, aumentare il carico negli esercizi in catena cinetica chiusa, rinforzo dei muscoli dell’anca sui quattro piani, iniziare allenamento alla resistenza (piscina, bicicletta, macchina da sci di fondo, corsa), lavorare con esercizi finalizzati a potenziare l’equilibrio corporeo ed al recupero di attività gesto-specifiche).

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